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ELENCO DI TUTTI I POST SUL SISTEMA SOLARE

sabato 10 ottobre 2026

LE COMETE SCOPERTE dai satelliti SMM e SOLWIND della NASA. by Andreotti Roberto - INSA.

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Aggiornato il 10/10/2026

LE COMETE RADENTI
SMM e SOLWIND

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10 Dal satellite SMM:

Le comete scoperte dal satellite Solar Maximum Mission (SMM) (in foto sotto) condividono una serie di caratteristiche fisiche, osservative e dinamiche molto precise:
1. La Scoperta: Tutte e 10 le comete sono state scoperte "a posteriori" analizzando le immagini raccolte dallo strumento Coronograph/Polarimeter (CP). Non sono mai state osservate da telescopi a terra poiché la loro estrema vicinanza al Sole le rendeva invisibili nel bagliore solare.
2. Le Osservazioni: Le osservazioni sono durate complessivamente poche ore per ciascun oggetto (il tempo di transitare nel campo visivo del coronografo prima di disintegrarsi). Nessuna di esse è infatti sopravvissuta al passaggio al perielio. Gli studi stimano che avessero nuclei minuscoli, con un raggio non superiore ai 16 metri.
3. I Dati Orbitali Comuni: Appartengono tutte al Sottogruppo I delle comete radenti di Kreutz.
Poiché i dati astrometrici sono stati raccolti in archi temporali brevissimi (poche ore), non è stato possibile calcolare un'orbita ellittica accurata o un periodo orbitale preciso per ciascuna. Gli astronomi, principalmente Brian Geoffrey Marsden, hanno calcolato per tutte delle orbite paraboliche apparenti standardizzate, basate sui parametri tipici del gruppo di Kreutz:
• Distanza al perielio (q): Estremamente ridotta, compresa tra 0,005 e 0,011 UA (pari a circa 1-2 raggi solari dalla superficie della stella).
• Inclinazione orbitale (i): Compresa tra 143° e 145° (orbite retrograde).
• Argomento del perielio: Circa 80° - 82°.
• Longitudine del nodo ascendente: Circa 345° - 348°.


TABELLA:
  • SMM-1: C/1987 T2 SMM scoperta da O.C. St. Cyr
  • SMM-2: C/1987 U4 SMM scoperta da O.C. St. Cyr
  • SMM-3: C/1988 M1 SMM scoperta da O.C. St. Cyr
  • SMM-4: C/1988 Q1 SMM scoperta da D.L. Kobe e C. Waugh
  • SMM-5: C/1988 T1 SMM scoperta da O.C. St. Cyr
  • SMM-6: C/1988 W1 SMM scoperta da O.C. St. Cyr
  • SMM-7: C/1988 U1 SMM scoperta da A.L. Stanger
  • SMM-8: C/1989 L1 SMM scoperta da O.C. St. Cyr e D.L. Kobe
  • SMM-9: C/1989 N3 SMM scoperta da O.C. St. Cyr
  • SMM-10: C/1989 S1 SMM scoperta da O.C. St. Cyr
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Di seguito viene riportata la sequenza delle relazioni specifiche per ciascuna delle 10 comete:
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SMM-1 = C/1987 T2 (SMM)

• Scoperta: Individuata nelle immagini del coronografo SMM scattate tra il 5 e il 6 ottobre 1987.
• Osservazioni: Osservata per circa 20 ore mentre si tuffava verso il Sole. Ha mostrato una coda di polvere ben definita che si è dissipata rapidamente avvicinandosi al bordo del disco solare.
• Dati Orbitali: Orbita parabolica guidata; passaggio al perielio stimato per il 6,6 ottobre 1987 a una distanza limite (q) di circa 0,005 UA.

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SMM-2 = C/1987 U4 (SMM)

• Scoperta: Identificata nelle sequenze fotografiche del 21-22 ottobre 1987.
• Osservazioni: Fievole e diffusa, la sua luminosità è rimasta bassa per tutto il periodo di rilevamento, indicando un frammento ghiacciato di dimensioni ridottissime in rapida sublimazione.
• Dati Orbitali: Perielio calcolato per il 22,5 ottobre 1987, parametri orbitali tipici del Sottogruppo I di Kreutz (inclinazione 144°).

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SMM-3 = C/1988 M1 (SMM)

• Scoperta: Rilevata nei dati del coronografo a fine giugno, precisamente il 28 giugno 1988 ed indicata all'epoca anche con la sigla 1988l.
• Osservazioni: Mostrava una chioma allungata a causa delle forti forze mareali solari. È svanita completamente prima di toccare la distanza minima teorica dal Sole.
• Dati Orbitali: Passaggio al perielio teorico il 28,9 giugno 1988 con distanza perielica estremamente ridotta.

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SMM-4 = C/1988 Q1 (SMM)

• Scoperta: Individuata analizzando le immagini del 23-24 agosto 1988 ed indicata all'epoca anche con la sigla 1988m.
• Osservazioni: Breve sequenza di immagini che mostrava una coda orientata in direzione rigorosamente opposta al Sole (effetto della pressione di radiazione).
• Dati Orbitali: Perielio stimato per il 24,8 agosto 1988 con (q) di circa 0,006 UA.

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SMM-5 = C/1988 T1 (SMM)

• Scoperta: Trovata nelle lastre digitali dei giorni 11 e 12 ottobre 1988 ed indicata all'epoca anche con la sigla 1988n.
• Osservazioni: Caratterizzata da una luminosità media e una dissoluzione graduale. Ha confermato l'andamento "episodico" e frequente dei passaggi di piccoli corpi radenti in quel biennio.
• Dati Orbitali: Data del perielio posizionata al 12,7 ottobre 1988 a 0,0513 UA.

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SMM-6 = C/1988 W1 (SMM)

• Scoperta: Individuata nella seconda metà di novembre, precisamente il 18-19 novembre 1988 ed indicata all'epoca anche con la sigla 1988p.
• Osservazioni: Tracciata per una manciata di ore nel quadrante sud-ovest del coronografo. 
Fu stimata a magnitudine +1, è forse la cometa più debole rilevata dal C/P.
La frammentazione finale è avvenuta in diretta davanti alle telecamere dello strumento.
• Dati Orbitali: Perielio teorico calcolato per il 19,3 novembre 1988.

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SMM-7 = C/1988 U1 (SMM)

• Scoperta: Registrata nei fotogrammi del 4-5 dicembre 1988 (la denominazione ufficiale U1 mantiene l'ordine di catalogazione formale dell'IAU rispetto alla reale cronologia di scoperta) ed indicata all'epoca anche con la sigla 1988q.
• Osservazioni: Piccola cometa "nana", visibile come un debole punto luminoso con una microscopica estensione filamentosa.
• Dati Orbitali: Momento del perielio stimato al 5,2 dicembre 1988.

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SMM-8 = C/1989 L1 (SMM)

• Scoperta: Prima cometa del lotto individuata nel 1989, registrata l'1-2 giugno 1989 ed indicata all'epoca anche con la sigla 1989m.
• Osservazioni: Ha mostrato un leggero incremento di luminosità intrinseca (outburst) dovuto allo shock termico poco prima di entrare nella corona solare profonda.
• Dati Orbitali: Perielio stimato per il 2,3 giugno 1989.

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SMM-9 = C/1989 N3 (SMM)

• Scoperta: Individuata poco tempo dopo la precedente, nei giorni 5-6 luglio 1989 ed indicata all'epoca anche con la sigla 1989m.
• Osservazioni: Di magnitudine molto debole, l'analisi dei pixel ha richiesto diverse calibrazioni per separare la chioma dal rumore di fondo dei raggi cosmici sul sensore.
• Dati Orbitali: Perielio stimato al 6,6 luglio 1989.

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SMM-10 = C/1989 S1 (SMM)

• Scoperta: Scoperta nei fotogrammi del 28 settembre 1989 ed indicata all'epoca anche con la sigla 1989x, poche settimane prima che il satellite terminasse i suoi sistemi di puntamento ed entrasse nell'atmosfera terrestre (dicembre 1989).
• Osservazioni: È stata la più luminosa e spettacolare del gruppo SMM. Ha esibito una coda pronunciata e un nucleo che ha resistito visibile fino a distanze minime ravvicinatissime dal Sole, sebbene anch'esso sia andato completamente evaporato al perielio.
• Dati Orbitali: Orbita parabolica ancorata con precisione leggermente maggiore rispetto alle altre grazie all'elevata luminosità; perielio registrato il 28,9 settembre 1989.


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10 Dal satellite SOLWIND:

Il satellite statunitense SOLWIND (P78-1) (vedi foto sotto) ha permesso di scoprire, attraverso il suo coronografo, un totale di 10 comete. La maggior parte di queste comete appartiene alla famiglia delle comete radenti di Kreutz e si sono disgregate tutte durante il passaggio ravvicinato al Sole.
Mentre le prime sei comete sono state individuate durante gli anni di attività della missione (1979-1985), le ultime quattro (SOLWIND-7, 8, 9 e 10) sono state scoperte nel 2005 dall'astrofilo tedesco Rainer Kracht analizzando le immagini d'archivio della sonda.


TABELLA:

Codice e denominazione  Perielio       (q)     (i)    Gruppo
(Minor Planet Center)    (DATA)      distanza  gradi famiglia
----------------------------------------------------------------
C/1979 Q1 (SOLWIND 1) 30 Ago 1979 0,0048 UA 141,5° Kreutz
C/1981 B1 (SOLWIND 2) 27 Gen 1981 0,0049 UA 144,4° Kreutz
C/1981 O1 (SOLWIND 3) 20 Lug 1981 0,0056 UA 143,8° Kreutz
C/1981 V1 (SOLWIND 4) 04 Nov 1981 0,0045 UA 144,0° Kreutz
C/1981 W1 (SOLWIND 7) 20 Nov 1981 0,0052 UA 144,5°  Kreutz
C/1983 N2 (SOLWIND 8) 10 Lug 1983 0,0054 UA 144,1° Kreutz
C/1983 S2 (SOLWIND 6) 30 Set 1983 0,0066 UA 143,1° Kreutz
C/1984 O2 (SOLWIND 5) 27 Lug 1984 0,0053 UA 144,0° Kreutz
C/1984 Q1 (SOLWIND 9) 22 Ago 1984 0,0042 UA 144,3° Kreutz
C/1984 R1 (SOLWIND 10) 17 Set 1984 0,1051 UA 100,5° Non-Kreutz
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Di seguito viene riportata la sequenza delle relazioni specifiche per ciascuna delle 10 comete:
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C/1979 Q1 (SOLWIND 1)
Scoperta il 30 agosto 1979, e storicamente denominata anche 1979 XI. Si è trattato della prima cometa in assoluto individuata da un osservatorio orbitale nello spazio. Risulta essere una cometa radente (sungrazer) della famiglia di Kreutz, che si è disintegrata completamente impattando o evaporando a ridosso della superficie solare.

( Immagini della cometa SOLWIND 1 in avvicinamento al Sole e in fase di disintegrazione, scattate tra il 30 e il 31 agosto 1979 dal coronografo SOLWIND a bordo della sonda P78-1. Immagini per gentile concessione del Naval Research Laboratory ).

Nel settembre del 1981, un team di scienziati del Naval Research Laboratory (NRL) di Washington DC, tra cui Russ Howard, autore della scoperta, insieme a Martin Koomen e Don Michels, che svilupparono la strumentazione, annunciò di aver individuato immagini di una cometa brillante, almeno pari alla luminosità di Venere, nelle immagini scattate due anni prima dal coronografo a luce bianca SOLWIND a bordo del satellite P78-1 del Dipartimento della Difesa statunitense (lanciato il 24 febbraio 1979). Le immagini, riprese nell'arco di diverse ore tra il 30 e il 31 agosto 1979, mostravano la brillante cometa dalla lunga coda avvicinarsi al Sole per poi scomparire dietro il disco occultante che lo oscurava. Sebbene la cometa non riapparisse in seguito, le immagini scattate nelle ore successive mostravano il materiale della coda espandersi e circondare il disco occultante prima di disperdersi.
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C/1981 B1 (SOLWIND 2)
Un altro oggetto radente scoperto dalle immagini del satellite il 27 gennaio 1981 dal solito team NRL. Seconda cometa più luminosa registrata dallo strumento, è stata interamente consumata dall'intensa radiazione della nostra stella subito dopo il rilevamento.

( Animazione di SOLWIND-2 vista nelle immagini del coronografo SOLWIND. Queste erano le uniche immagini della cometa. Crediti immagine: US Naval Research Laboratory ).
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C/1981 O1 (SOLWIND 3)
Terzo oggetto intercettato dallo strumento coronografico il 20 luglio 1981 dal team NRL. Anch'esso è svanito nel perielio senza lasciare dati sufficienti a calcolare o tracciare un'orbita stabile successiva.

( Animazione di SOLWIND-3 vista nelle immagini del coronografo SOLWIND. Queste erano le uniche immagini della cometa. Crediti immagine: US Naval Research Laboratory ).
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C/1981 V1 (SOLWIND 4)
Scoperta il 4 novembre 1981 dal team NRL, è l'ennesima cometa radente minore individuata dallo spazio che non è sopravvissuta all'incontro ravvicinato con il Sole.
La cometa è stata osservata per un periodo piuttosto lungo, con la prima osservazione registrata il 3 novembre 1981 alle 09:99 e l'ultima il 4 novembre 1981 alle 09:37. Durante questo periodo, la cometa si è spostata da 10,5 a circa 3,3 raggi solari dal Sole.
Brian Geoffrey Marsden ha calcolato un'orbita parabolica che indicava che la cometa apparteneva alla famiglia delle comete radenti al Sole. Ha inoltre rivelato che la cometa ha raggiunto il perielio il 4 novembre 1981 alle 09:53.2 TT a una distanza di sole 0,00450 UA.


L'immagine a sinistra è la seconda che mostra la cometa. Questa immagine è stata ottenuta quasi un'ora dopo la prima, che era di scarsa qualità. L'immagine a destra è tra le migliori che mostrano la cometa e, poco dopo essere stata ottenuta, la cometa ha iniziato ad affievolirsi. Questa era la più debole delle comete osservate da SOLWIND.
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C/1984 O2 (SOLWIND 5)
Rilevata nelle immagini del 27-28 luglio 1984 dal team NRL. Ha condiviso lo stesso identico destino distruttivo delle precedenti, ma è stata l'unica ad essere immortalata contemporaneamente anche dalla sonda Solar Maximum Mission (SMM) prima di svanire.

( Gli ultimi istanti di SOLWIND-5 visti dallo strumento C/P dell'SMM.  Per gentile concessione del team di progetto HAO/SMM C/P e della NASA. HAO è una divisione del National Center for Atmospheric Research, finanziato dalla National Science Foundation ).
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C/1983 S2 (SOLWIND 6)
Individuata nelle immagini del coronografo nel settembre 1983. Anch'essa frammento minore del gruppo di Kreutz, si è vaporizzata completamente durante il passaggio al perielio.

( La cometa SOLWIND 6  vista dal coronografo P-78/SOLWIND. Crediti immagine: US Naval Research Laboratory ).
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Intermezzo:
Queste fino alla SOLWIND-6 sono quelle scoperte dal team militare, le altre di seguito sono stata scoperte nel 2005 da Rainer Kracht, che scrive: 
''Ho iniziato la mia ricerca di comete Solwind all'inizio di giugno 2005. Fino ad allora avevo trovato 156 comete SOHO-LASCO, 63 delle quali in immagini d'archivio (precedentemente non riconosciute). Sei comete erano state trovate in immagini Solwind dal 1979 al 1985. Anche la più debole di esse (Solwind 4) era piuttosto evidente e sarebbe stata individuata pochi minuti dopo la sua comparsa nelle immagini SOHO-LASCO. Ero davvero convinto che ci dovessero essere altre piccole comete visibili nelle immagini Solwind''.
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C/1981 W1 (SOLWIND 7)
Rilevata il 20 novembre 1981. Questa debole cometa radente è sfuggita al team militare dell'epoca ed è stata recuperata solo il 12 luglio 2005 dall'astrofilo tedesco Rainer Kracht analizzando i dati d'archivio. Disintegrata al perielio. [IAUC 8566] .

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C/1983 N2 (SOLWIND 8)
Rilevata nelle immagini del 7 luglio 1983, e poi recuperata anch'essa da Rainer Kracht il 19 luglio 2005. Un piccolo corpo della famiglia di Kreutz che si è dissolto nel calore solare senza lasciare traccia. [IAUC 8573] .

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C/1984 Q1 (SOLWIND 9)
Rilevata nelle immagini riprese il 23 e 23 agosto 1984 e identificata retroattivamente il 22 luglio 2005 da Rainer Kracht. Ha seguito la traiettoria tipica dei "sungrazer" minori, scomparendo del tutto dietro il disco solare. [IAUC 8573] .


La cometa è svanita rapidamente dopo la prima serie di immagini (mostrate sopra), ma era debolmente visibile anche nella successiva serie di cinque immagini. Questa è davvero la più debole di tutte le comete di Solwind finora osservate. Stimo la sua luminosità nelle prime immagini a magnitudine +3.
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C/1984 R1 (SOLWIND 10)
Rilevata nelle immagini del 15/17 settembre 1984 e scoperta da Kracht nel 2005. Rappresenta l'eccezione del gruppo: non appartiene alla famiglia di Kreutz e ha mostrato una distanza al perielio dieci volte superiore rispetto alle altre, pur svanendo senza sopravvivere.
Il 23 luglio 2005 ho individuato un oggetto simile a una stella nelle immagini del 15 settembre 1984 e ho cercato di verificarne l'identità con GUIDE 8. Tuttavia, non c'era alcuna stella brillante nel campo visivo. Le immagini successive mostravano che si era spostato verso sinistra (lato est), esattamente in direzione opposta al movimento delle stelle. Doveva trattarsi di un pianeta come Marte o Saturno in congiunzione con il Sole, ma GUIDE 8 indicava che questi pianeti erano troppo lontani dal Sole in quel momento. L'oggetto in questione era piuttosto luminoso (raggiungeva la magnitudine +1 / +2) e non poteva essere un asteroide. Si trattava chiaramente di una cometa non di tipo Kreutz. [IAUC 8583] .

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LINK di APPROFONDIMENTO sulle COMETE RADENTI (Sungrazer):
da: Sky Hunt - Astroblog by Trygve Prestgard.

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A cura di Andreotti Roberto.


domenica 27 settembre 2026

LE COMETE STEREO del 2008. by Andreotti Roberto - INSA.

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LE COMETE STEREO
dei mesi di Febbraio-Marzo 
del 2008

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Elenco delle 6 piccole comete radenti al Sole (sungrazer), appartenenti alla famiglia di Kreutz, scoperte nel 2008 grazie dallo strumento SECCHI sulla sonda spaziale STEREO-A della NASA:
[MPEC 2008-E58 , MPEC 2008-K29] [Link] .

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C/2008 D1 (STEREO)

La cometa C/2008 D1 (STEREO), denominata anche STEREO 1, è stata originariamente individuata dall'astronomo amatoriale Charlie Watson analizzando le immagini dello strumento SECCHI HI1-A a bordo del satellite STEREO-A. 
Questo corpo celeste si è rivelato un oggetto estremamente debole e diffuso, caratterizzato da una magnitudine apparente stimata tra +10 e +11 al momento del suo avvistamento. 
Dal punto di vista orbitale, la cometa si muoveva su una traiettoria parabolica ad alta inclinazione, pari a 140,28 gradi rispetto al piano dell'Eclittica, che l'ha portata a raggiungere il punto di massimo avvicinamento al Sole, ovvero il perielio, il 17 febbraio 2008 a una distanza ravvicinatissima di appena 0,0052 UA (circa 778.000 km dal centro solare, 82.000 km dalla superficie), provocandone la probabile completa dissoluzione a causa del calore estremo.
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C/2008 D2 (STEREO)

La cometa C/2008 D2 (STEREO), catalogata anche con la sigla interna STEREO 2, è stata scoperta sempre da Charlie Watson attraverso le medesime riprese della telecamera di campo grandangolare HI1-A. 
Nelle immagini si presentava come una traccia debole e priva di condensazione centrale definita, con una magnitudine visiva vicina al valore +9. 
I calcoli orbitali definitivi hanno stabilito che l'oggetto possedeva un'inclinazione assiale di 143,49 gradi e ha tagliato la linea del perielio il 20 febbraio 2008, sfrecciando a una distanza limite di soli 0,0051 UA dal centro del Sole prima di disintegrarsi completamente nell'atmosfera della nostra stella.
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C/2008 D3 (STEREO)

La cometa C/2008 D3 (STEREO), denominata anche STEREO 3, rappresenta l'oggetto più luminoso e morfologicamente interessante di questa specifica sotto-sequenza osservativa dell'anno 2008. 
Rilevata anch'essa da Charlie Watson, ha mostrato nelle immagini HI1-A una magnitudine di circa +7 associata a una sottile e debole coda di polveri. 
Man mano che l'oggetto si avvicinava al Sole penetrando nel campo visivo del coronografo COR2, la sua luminosità è aumentata drasticamente fino a toccare una magnitudine di picco stimata intorno a +3, esibendo una chiara struttura filiforme. 
La cometa ha raggiunto il suo perielio il 22 febbraio 2008 a una distanza di appena 0,00528 UA dal centro del Sole, mantenendo un'inclinazione orbitale di 143,99 gradi sull'Eclittica.
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C/2008 D4 (STEREO)

La cometa C/2008 D4 (STEREO), denominata anche STEREO 4, è stata scoperta dall'astronomo tedesco Rainer Kracht, noto cacciatore di comete radenti, esaminando i dati pubblici della suite strumentale SECCHI. 
L'oggetto si è mostrato fin da subito estremamente elusivo, con un aspetto spiccatamente diffuso e una magnitudine apparente compresa fra +10 e +11 che ha reso complessa la sua iniziale tracciatura astrometrica. 
Caratterizzata dall'inclinazione orbitale più elevata di questo gruppo, quantificata in 145,98 gradi rispetto al piano dell'Eclittica, la cometa ha poi toccato il punto di minimo avvicinamento solare il 21 febbraio 2008 a una distanza perielica estrema di appena 0,0049 UA (733.000 km dal centro e 37.000 km dalla superficie), svanendo quindi nella fornace solare subito dopo i primi rilevamenti.
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C/2008 E5 (STEREO)

La cometa C/2008 E5 (STEREO), denominata anche STEREO 5, è stata localizzata nei primi giorni di marzo da Charlie Watson all'interno del flusso continuo di dati provenienti dai sensori del satellite STEREO-A. 
Questo corpo minore presentava le classiche caratteristiche spettrali e cinematiche dei membri minori del gruppo di Kreutz, manifestandosi nei grafici con una magnitudine visiva straordinariamente debole, pari a circa +11, che la collocava al limite della visibilità strumentale dell'epoca. 
Con un'inclinazione orbitale misurata in 144,84 gradi sull'Eclittica, ha raggiunto il culmine della sua traiettoria passando al perielio il 6 marzo 2008 a una minima distanza dal nucleo solare di 0,0051 UA, venendo quindi interamente consumata dalle forze mareali e termiche del Sole.
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C/2008 E6 (STEREO)

La cometa C/2008 E6 (STEREO), denominata anche STEREO 6, è stata individuata dall'astronomo tedesco Rainer Kracht a metà del mese di marzo del 2008, analizzando i canali d'immagine a largo spettro della sonda STEREO-A. 
Al pari della precedente, anche questa cometa si è contraddistinta per una luminosità ridottissima con una magnitudine di valore +11 e una morfologia quasi stellare priva di chioma estesa. 
L'analisi matematica dei suoi parametri orbitali ha indicato un'inclinazione sull'Eclittica di 143,75 gradi e il raggiungimento del perielio in data 16 marzo 2008 alla distanza geometrica minima di 0,0051 UA dal centro del Sole, chiudendo di fatto la sequenza dei passaggi ravvicinati registrati dalla sonda in quel bimestre del 2008.
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TABELLA:
                                                        
| Codice  |  Nome   |   q(UA)  | inclin. |   Perielio  |
|  MPC    |         | distanza |  gradi  |    (data)   |

 C/2008 D1 (STEREO 1)  0.0052    140.28    17 feb 2008
 C/2008 D2 (STEREO 2)  0.0051    143.49    20 feb 2008
 C/2008 D3 (STEREO 3)  0.00528   143.99    22 feb 2008
 C/2008 D4 (STEREO 4)  0.0049    145.98    21 feb 2008
 C/2008 E5 (STEREO 5)  0.0051    144.84    06 mar 2008
 C/2008 E6 (STEREO 6)  0.0051    143.75    16 mar 2008

( Le immagini presenti non raffigurano le comete descritte nel post ).
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A cura di Andreotti Roberto.


lunedì 17 agosto 2026

La sonda New Horizons ha trovato prove della presenza recente di liquido sulla superficie di Plutone.

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Una nuova analisi delle immagini raccolte durante la missione New Horizons su Plutone nel 2015 fornisce la prova che l'azoto liquido sta risalendo verso la superficie del pianeta nano attraverso delle fessure nel bordo settentrionale della Sputnik Planitia, parte dell'enorme ghiacciaio a forma di cuore presente sulla sua superficie. Questa è la prima prova della presenza recente di liquido in movimento su Plutone.
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"Plutone non smette mai di sorprenderci", ha affermato Alan Stern, responsabile scientifico della missione New Horizons e autore principale dello studio presso il Southwest Research Institute di Boulder, in Colorado. "Oltre a suggerire che dei liquidi si siano manifestati di recente sulla superficie di Plutone, questo risultato indica anche una nuova tipologia di caratteristica variabile nel tempo su Plutone."

La Sputnik Planitia è un vasto ghiacciaio di azoto su Plutone, più grande degli stati americani del Texas e dell'Oklahoma messi insieme. Nel 2015, le immagini della sonda New Horizons delle porzioni più settentrionali di questa regione hanno rivelato celle di convezione geologica delle dimensioni di città sulla Sputnik Planitia, separate da sottili linee scure e da formazioni scure più diffuse, suggerendo flussi di liquido in passato. Ora, una nuova ricerca, pubblicata il 31 luglio sul Planetary Science Journal , indica che queste formazioni scure, sia lineari che diffuse, potrebbero essere occasionalmente e temporaneamente bagnate, forse di tanto in tanto, da un liquido, molto probabilmente azoto liquido. Tra gli autori dell'articolo figurano esperti di scienze planetarie di Plutone ed esperti di glaciologia terrestre.

Le formazioni superficiali sulla parte settentrionale di Sputnik Planitia presentano un'alterazione cromatica che ricorda le formazioni glaciali terrestri bagnate dalla pioggia o dall'emersione di liquidi dal sottosuolo. Le condizioni atmosferiche e termiche di Plutone rendono fisicamente impossibile la pioggia di azoto liquido, il che suggerisce che l'azoto liquido stia risalendo dal sottosuolo del ghiacciaio.
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Uno studio dello SwRI rileva prove di un recente flusso di liquido sulla superficie di Plutone.
5 agosto 2026 

— Un nuovo studio condotto dal Southwest Research Institute (SwRI) fornisce la prova che l'azoto liquido sta risalendo verso la superficie di Plutone attraverso delle fessure nel bordo settentrionale della Sputnik Planitia, parte dell'enorme ghiacciaio a forma di cuore presente sulla superficie del pianeta nano. Questa è la prima prova di un flusso di liquido recente su Plutone. Lo studio si basa sui dati della sonda New Horizons della NASA ed è guidato dal Dott. Alan Stern, Vicepresidente Associato dello SwRI e responsabile scientifico della missione New Horizons.

"Plutone non smette mai di sorprenderci", ha affermato l'autore principale Stern, "e questo nuovo risultato ne è la prova. Oltre a suggerire che dei liquidi si siano manifestati di recente sulla superficie di Plutone, indica anche una nuova tipologia di caratteristica variabile nel tempo su Plutone."

La Sputnik Planitia è un vasto ghiacciaio di azoto su Plutone, più grande del Texas e dell'Oklahoma messi insieme. Nel 2015 e nel 2016, le immagini della sonda New Horizons delle porzioni più settentrionali di questa regione hanno rivelato celle di convezione geologica delle dimensioni di città sulla Sputnik Planitia, separate da sottili linee scure e da formazioni scure più diffuse. Nuove analisi indicano ora che queste formazioni scure, lineari e diffuse sembrano essere occasionalmente e temporaneamente bagnate, forse di tanto in tanto, da un liquido, molto probabilmente azoto liquido. Questo risultato è stato pubblicato sulla rivista scientifica peer-reviewed Planetary Science Journal.

Le condizioni atmosferiche e termiche di Plutone rendono fisicamente impossibile la pioggia di azoto liquido. Ciononostante, le formazioni superficiali sulla parte settentrionale di Sputnik Planitia si sono scurite in modi che ricordano le formazioni glaciali terrestri bagnate dalla pioggia o dall'emersione di liquidi dal sottosuolo.  

Il team di ricercatori su Plutone guidato dallo SwRI ha confrontato le immagini di New Horizons con le immagini di Landsat 9 della NASA relative a diverse aree della Terra, tra cui la calotta glaciale della Groenlandia. In queste zone, sono state individuate strette formazioni scure sulla superficie, in corrispondenza di aree in cui è presente acqua liquida sul ghiaccio e sulla neve. Le immagini di Planitia riprese da New Horizons, ottenute con la sonda Sputnik, appaiono molto simili, suggerendo che i liquidi sotterranei, in particolare l'azoto, stiano risalendo e bagnando il ghiaccio di azoto di Plutone.

"La superficie di Sputnik Planitia è piuttosto giovane, probabilmente meno di un milione di anni, stando alle simulazioni del rimescolamento superficiale, e quindi queste caratteristiche che stiamo osservando devono essersi formate da allora", ha affermato la dottoressa Kelsi Singer, scienziata principale dello SwRI e una delle coautrici dello studio. "Plutone presenta molti terreni unici, che non si trovano in nessun altro luogo del sistema solare, e quest'area di Sputnik Planitia è una di queste. La sua superficie offre una serie di condizioni diverse rispetto a quelle a cui siamo abituati sulla Terra, e studiarla ci permette di comprendere meglio come si comportano i materiali in ambienti difficili da riprodurre sulla Terra." 


Il nuovo studio fornisce la prima prova di recenti flussi di liquidi sulla superficie di Plutone. Ricerche precedenti, tra cui alcune condotte dal primo autore Stern, avevano ipotizzato antichi flussi di liquidi, ma il nuovo studio suggerisce la presenza, attuale o recente, di azoto liquido al di sotto della superficie del ghiacciaio.

Modelli computerizzati guidati dal Dr. Orkan Umurhan, ricercatore senior presso il SETI Institute, mostrano che il ghiaccio di azoto alla base del ghiacciaio Sputnik di Plutone, profondo chilometri, può fondersi, formando azoto liquido. Inoltre, questi modelli computerizzati hanno rivelato che questo liquido può essere trasportato verso l'alto, in superficie, attraverso piccoli condotti, simili a tubi di lava o geyser, spinti dalla spinta di galleggiamento o dalla pressione dal basso. I ricercatori hanno scoperto che, una volta raggiunta la superficie, l'azoto fuso può rimanere liquido abbastanza a lungo da scorrere verso il basso lungo i pendii del ghiacciaio di azoto dello Sputnik, bagnando la superficie ghiacciata e producendo le formazioni scure osservate.

"Credo che la grande importanza di questi risultati, e l'affascinante scenario che ne emerge, rappresentino un'ottima motivazione e un valido motivo per approfondire la fisica dell'azoto allo stato solido a temperature molto basse", ha affermato Umurhan. "In particolare, è fondamentale esaminare i fenomeni fisici che si verificano nei materiali a base di azoto solido sottoposti a stress e deformazione, che possono causarne la fusione. Questi processi non sono mai stati studiati in dettaglio in laboratorio."

Sebbene nessun'altra regione di Plutone mostri evidenze di flusso basale, oltre metà della sua superficie rimane non mappata ad alta risoluzione. Il processo di fusione e il movimento ascensionale del liquido su Plutone potrebbero potenzialmente spiegare altri fenomeni osservati nel sistema solare, come i geyser rilevati dalla sonda Voyager 2 della NASA sulla luna di Nettuno, Tritone. Ulteriori mappature ad alta risoluzione di Plutone e di altri pianeti della Fascia di Kuiper sono necessarie per determinare se processi simili si verificano altrove in quella regione del sistema solare.

Il Johns Hopkins Applied Physics Laboratory di Laurel, nel Maryland, ha progettato, costruito e gestisce la sonda e la missione New Horizons per conto della Direzione delle Missioni Scientifiche della NASA. L'Ufficio del Programma Missioni Planetarie del Marshall Space Flight Center (MSFC) di Huntsville, in Alabama, supervisiona la missione New Horizons per conto della NASA. Il Southwest Research Institute, con sede a San Antonio, dirige la missione tramite il responsabile scientifico Dr. Alan Stern, che guida il team scientifico, le operazioni del carico utile e la pianificazione scientifica. New Horizons fa parte del Programma New Frontiers gestito dall'MSFC della NASA.

Lo studio "Evidence for possible N2 basal flow beneath Pluto's northern Sputnik Planitia" è stato pubblicato questo mese su The Planetary Science Journal. 
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venerdì 22 maggio 2026

UFFICIALIZZATE 2 NUOVE COMETE PERIODICHE - 515P e 516P. by Andreotti Roberto - INSA.

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DUE NUOVE COMETE 
PERIODICHE

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515P & 516P
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515P/PANSTARRS 103

La 515P/PanSTARRS 103, denominata anche P/2017 B4 - P/2026 AH19, è una cometa periodica con due passaggi al perielio osservati, che appartiene alla famiglia dinamica delle comete gioviane (JFC).
La cometa, mentre era di 21a magnitudine, è stata scoperta nelle immagini di PanSTARRS-1 scattate con il Ritchey-Chretien da 1,8m il 28,39 gennaio 2017 UT. 
La ​​cometa era vicina al perielio a circa 2,8 UA, ed aveva un periodo di circa 9,2 anni.
La cometa è stata recuperata nelle immagini riprese dalla squadra dell'osservatorio Kitt Peak BOK (V00) il 13,44 gennaio 2026 UT con il telescopio riflettore da 2,25m, in Arizona. 
Era stata catalogata provvisoriamente come C19QJN5.
Sono state trovate immagini di pre-recupero sia BOK, sia PanSTARRS dal 15 dicembre 2025. 
La cometa ha un periodo di circa 9,15 anni, ed era al perielio i primi giorni di dicembre 2025.
I residui della previsione in NK 4110 erano di +410" per l'Ascensione Retta e di -35" per la Declinazione che hanno reso necessaria la correzione per la data del perielio con un delta-T =
-0,35 giorni. La cometa è passata a circa 0,64 UA da Giove il 7 agosto 2020 UT.
Poi dopo 10 settimane dal nostro comunicato, se ne sono accorti pure al Minor Planet Center collegando P/2017 B4 con P/2026 AH19 che nel frattempo era stato catalogato come asteroide.

Passaggi al perielio:
Passaggi al perielio effettuati e futuri (Dai siti di Yoshida, Nakano, e dalla CBET):
_ 27 gennaio 2017 - _ 2 dicembre 2025 - _ 11 gennaio 2035 - _ 16 marzo 2044 - ecc.

Parametri orbitali:

DATI dalla CBET 5676:

                    Epoca = 2007 Ottobre 27.0 TT
     T = 2007 Novembre 13.27404 TT    Peri. =  16.19977
     e = 0.3564285                    Nodo  = 121.54917 (2000.0)   
     q = 2.8351195 UA                 Incl. =  20.15520
     a = 4.4052908 UA  n = 0.10659632     P =   9.23 anni

                    Epoca = 2017 Febbraio 16.0 TT
     T = 2017 Gennaio 27.11924 TT     Peri. =  16.19207
     e = 0.3577206                    Nodo  = 121.54616 (2000.0)   
     q = 2.8169279 UA                 Incl. =  20.18152
     a = 4.3858292 UA  n = 0.10730662     P =   9.18 anni

                    Epoca = 2025 Novembre 21.0 TT
     T = 2025 Dicembre 2.00033 TT     Peri. =  11.45924
     e = 0.3551782                    Nodo  = 119.47125 (2000.0)   
     q = 2.8163991 UA                 Incl. =  21.05518
     a = 4.3677167 UA  n = 0.10797480     P =   9.13 anni

                    Epoca = 2034 Dicembre 24.0 TT
     T = 2035 Gennaio 11.35170 TT     Peri. =  11.29476
     e = 0.3541106                    Nodo  = 119.48039 (2000.0)   
     q = 2.8238067 UA                 Incl. =  21.03743
     a = 4.3719660 UA  n = 0.10781741     P =   9.14 anni

                    Epoca = 2044 Marzo 6.0 TT
     T = 2044 Marzo 16.07579 TT       Peri. =  11.50003
     e = 0.3531805                    Nodo  = 119.38811 (2000.0)   
     q = 2.8358610 UA                 Incl. =  21.01793
     a = 4.3843157 UA  n = 0.10736219     P =   9.18 anni

da 124 osservazioni che coprono dal 22 dicembre 2016 al 12 marzo 2026, residuo medio 0".5.

( Diagramma orbitale - JPL ).
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516P/PANSTARRS 183

La 516P/PanSTARRS 183, denominata anche P/2013 G10 - P/2018 X4 - P/2026 B1, è una cometa periodica con vari passaggi al perielio osservati, che appartiene alla famiglia dinamica delle comete di Giove (JFC).
Robert Weryk (Dipartimento di Fisica e Astronomia, Università di Western Ontario), ha segnalato la scoperta di Questa cometa nelle immagini ottenute dalla squadra di PanSTARRS-2 il 17,38 gennaio 2026 UT, con il riflettore Ritchey-Chretien da 1,8 m a Haleakala (Hawaii). 
Le immagini mostravano una chioma diffusa di dimensioni 2".2 , ma senza coda evidente.

(foto di John J. Maikner presso l'osservatorio W62 a New Ringgold in Pennsylvania).

In seguito alla sua pubblicazione sulla PCCP come P22kwkz, sono state trovate osservazioni di pre-scoperta per 3 passaggi precedenti fino al 2006.
In futuro la cometa effettuerà un passaggio molto ravvicinato a Giove il 18 dicembre 2057, a sole 0,16750 UA, e questo ne modificherà radicalmente i suoi parametri orbitali tanto da poterla rendere inattiva, che Syuichi Nakano sulla nota NK 5536 ha calcolato con i seguenti dati:
T(per)= 2062 Novembre 30
Arg.Perielio= 158.7°, Long.Nodo= 355.7°, inclin.= 7.9°
q= 4.509 UA, ecc,= 0.066, a= 4.826 UA, Periodo= 10.6 anni.

Passaggi al perielio:
Passaggi al perielio effettuati e futuri (Dal sito di Syuichi Nakano, nota NK 5564):
_ 21 marzo 2006 - _ 22 dicembre 2012 - _ 16 settembre 2019 - _ 14 agosto 2026 - 
_ 22 agosto 2033 - _ 23 agosto 2040 - 26 agosto 2047 - 29 agosto 2054 - _ 30 novembre 2062 - ecc.
(le date in corsivo sono estrapolate e quindi incerte).

Parametri orbitali:

DATI dalla CBET 5678:

                    Epoca = 2006 Marzo 6.0 TT
     T = 2006 Marzo 21.90910 TT       Peri. =  69.52175
     e = 0.3319506                    Nodo  = 106.95470 (2000.0)   
     q = 2.3979129 UA                 Incl. =   4.08241
     a = 3.5894248 UA  n = 0.14493283     P =   6.80 anni

                    Epoca = 2012 Dicembre 19.0 TT
     T = 2012 Dicembre 22.78106 TT    Peri. =  69.60087
     e = 0.3399244                    Nodo  = 106.67328 (2000.0)
     q = 2.3504374 UA                 Incl. =   4.09224
     a = 3.5608610 UA  n = 0.14668022     P =   6.72 anni

                    Epoca = 2019 Ottobre 4.0 TT
     T = 2019 Settembre 16.70399 TT   Peri. =  69.87798
     e = 0.3400402                    Nodo  = 106.62526 (2000.0)
     q = 2.3497146 UA                 Incl. =   4.09230
     a = 3.5603907 UA  n = 0.14670928     P =   6.72 anni

                    Epoca = 2026 Agosto 28.0 TT
     T = 2026 Agosto 14.73937 TT      Peri. =  72.72433
     e = 0.3140118                    Nodo  = 104.65952 (2000.0)
     q = 2.5122072 UA                 Incl. =   4.02121
     a = 3.6621726 UA  n = 0.14063579     P =   7.01 anni

                    Epoca = 2033 Agosto 31.0 TT
     T = 2033 Agosto 22.40804 TT      Peri. =  72.81846
     e = 0.3120167                    Nodo  = 104.62070 (2000.0)
     q = 2.5239868 UA                 Incl. =   4.01928
     a = 3.6686745 UA  n = 0.14026209     P =   7.03 anni

                    Epoca = 2040 Settembre 3.0 TT
     T = 2040 Agosto 23.77176 TT      Peri. =  72.55983
     e = 0.3139572                    Nodo  = 104.60607 (2000.0)   
     q = 2.5135331 UA                 Incl. =   4.02004
     a = 3.6638140 UA  n = 0.14054130     P =   7.01 anni

da 101 osservazioni 6 gennaio 2006 - 14 marzo 2026, residuo medio 0".4.
parametri non gravitazionali corrispondenti :
A1 = -1,82 +/- 1,62, A2 = +0,0458 +/- 0,0518.
( Diagramma orbitale - JPL ).
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A cura di Andreotti Roberto